Pompe di calore: funzionamento, vantaggi e consumi in inverno

Guida pratica

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Passare da una caldaia a gas a una pompa di calore significa sostituire un sistema che produce calore attraverso la combustione con una tecnologia alimentata prevalentemente dall’energia elettrica.

La pompa di calore non genera tutto il calore che utilizza, ma ne trasferisce una parte dall’ambiente esterno all’interno dell’abitazione. Può quindi fornire più energia termica rispetto all’elettricità assorbita, anche se il risultato effettivo dipende dalle temperature esterne, dalle caratteristiche della casa e dall’impianto di distribuzione del calore. Prima di valutare la sostituzione della caldaia è necessario considerare non soltanto il costo dell’apparecchio, ma anche l’isolamento dell’edificio, la temperatura richiesta dai terminali, i consumi invernali e la potenza disponibile sul contatore.

Cos’è e come funziona una pompa di calore elettrica

Una pompa di calore trasferisce energia termica da una sorgente esterna, in genere aria, acqua o terreno, agli ambienti da riscaldare.

Il sistema utilizza un fluido refrigerante che circola all’interno di un circuito. Attraverso successive fasi di evaporazione, compressione, condensazione ed espansione, il calore prelevato dall’esterno viene portato a una temperatura utile per riscaldare la casa.

Nel settore residenziale sono diffuse soprattutto due tipologie:

  • le pompe di calore aria-aria, che riscaldano direttamente l’aria degli ambienti;
  • le pompe di calore aria-acqua, che trasferiscono il calore all’acqua dell’impianto di riscaldamento e, nei sistemi predisposti, possono produrre anche acqua calda sanitaria.

L’efficienza viene descritta principalmente attraverso il COP e lo SCOP.

Il COP, coefficiente di prestazione, esprime il rapporto tra l’energia termica fornita e l’elettricità assorbita in una determinata condizione di funzionamento. Un COP pari a 3 indica, per esempio, che il sistema fornisce 3 kWh termici utilizzando 1 kWh elettrico nelle condizioni considerate.

Lo SCOP rappresenta invece il rendimento medio durante l’intera stagione di riscaldamento. È generalmente più utile per stimare le prestazioni nell’uso reale, perché tiene conto delle variazioni climatiche e delle diverse condizioni di funzionamento.

Pompa di calore o caldaia a condensazione: quale conviene?

La pompa di calore e la caldaia a condensazione utilizzano fonti energetiche diverse. Il confronto non può quindi limitarsi al prezzo di un kWh di elettricità e di un metro cubo di gas.

La caldaia trasforma il combustibile in calore. La pompa di calore utilizza invece l’elettricità per trasferire energia termica dall’ambiente esterno e può fornire più kWh termici per ogni kWh elettrico consumato.

La convenienza dipende da diversi fattori:

  • efficienza stagionale della pompa di calore;
  • rendimento della caldaia esistente;
  • temperature esterne durante l’inverno;
  • livello di isolamento dell’abitazione;
  • temperatura richiesta dall’impianto;
  • costo dell’elettricità e del gas;
  • consumi per l’acqua calda sanitaria;
  • costi fissi delle forniture.

Una casa ben isolata e dotata di riscaldamento radiante rappresenta generalmente una condizione favorevole, perché può essere riscaldata con acqua a bassa temperatura.

La valutazione è più complessa negli edifici poco isolati o con termosifoni/caloriferi che richiedono temperature elevate. In questi casi la pompa di calore deve lavorare con uno sforzo maggiore e può perdere parte della propria efficienza.

Anche l’eventuale eliminazione della fornitura di gas incide sul confronto. Se il gas viene utilizzato soltanto per il riscaldamento e l’acqua calda, il passaggio completo all’elettrico può permettere di eliminare anche i relativi costi fissi. Se rimane necessario per la cottura o per altri usi, tali costi fissi continuano invece a essere presenti. Il confronto economico deve essere effettuato sui consumi reali dell’abitazione e sulle prestazioni previste nelle specifiche condizioni climatiche e impiantistiche. La valutazione e il dimensionamento della pompa di calore spettano a un tecnico qualificato, che deve considerare il fabbisogno termico dell’edificio, l’impianto esistente e le condizioni di utilizzo.

La pompa di calore funziona con i termosifoni tradizionali?

In alcuni casi sì, ma la compatibilità deve essere verificata.

Le pompe di calore raggiungono generalmente la maggiore efficienza quando producono acqua a temperature relativamente basse. I termosifoni tradizionali sono stati invece spesso dimensionati per funzionare con acqua più calda, soprattutto negli edifici meno recenti.

La possibilità di mantenere i radiatori esistenti dipende da:

  • dispersioni termiche dell’immobile;
  • dimensioni e numero dei termosifoni;
  • temperatura dell’acqua necessaria nei giorni più freddi;
  • potenza e caratteristiche della pompa di calore;
  • eventuali interventi effettuati sull’involucro dell’edificio.

Esistono pompe di calore progettate per produrre acqua a temperature più elevate, ma un aumento della temperatura di mandata può ridurre l’efficienza del sistema.

Prima della sostituzione è quindi opportuno richiedere a un tecnico una verifica del fabbisogno termico dell’abitazione e del funzionamento dei terminali nelle condizioni invernali più impegnative.

Quanto consuma una pompa di calore in inverno?

Il consumo invernale non dipende soltanto dalla potenza nominale della macchina. Conta soprattutto quanta energia termica serve alla casa e con quale efficienza la pompa di calore riesce a fornirla.

I principali fattori che influenzano i consumi sono:

  • superficie e isolamento dell’abitazione;
  • zona climatica e temperature esterne;
  • temperatura impostata negli ambienti;
  • temperatura di mandata dell’acqua;
  • efficienza stagionale del sistema;
  • ore di funzionamento;
  • produzione di acqua calda sanitaria;
  • modalità di regolazione.

Il consumo non si calcola moltiplicando la potenza massima della pompa di calore per tutte le ore di utilizzo. Durante il funzionamento, infatti, il sistema adatta l’assorbimento alle esigenze dell’abitazione. Per contenere i consumi è generalmente più efficace mantenere una temperatura regolare, evitando continui spegnimenti e riaccensioni. Una buona regolazione consente alla pompa di calore di lavorare in modo più stabile e coerente con il fabbisogno della casa.

Quanto incide la pompa di calore sulla bolletta della luce?

Con il passaggio al riscaldamento elettrico aumentano i consumi di energia, mentre si riducono o possono scomparire quelli di gas legati al riscaldamento.

Per capire se la spesa complessiva cambia, non basta osservare l’aumento della bolletta della luce. Occorre confrontare quanto si spenderà in più per l’elettricità con quanto si risparmierà sul gas.

Il risultato dipende soprattutto dai consumi dell’abitazione, dall’efficienza della pompa di calore, dal prezzo dell’energia e dall’eventuale necessità di aumentare la potenza del contatore.

Nei mesi più freddi la bolletta elettrica può crescere in modo evidente, ma questo non significa necessariamente che il costo totale del riscaldamento aumenti. Una parte della spesa viene infatti trasferita dal gas all’elettricità.

Per questo è utile valutare un’offerta luce adatta al nuovo profilo di consumo, considerando non soltanto il prezzo dell’energia, ma anche i costi fissi, le condizioni contrattuali e le fasce orarie eventualmente previste.

Pompa di calore e potenza del contatore: una verifica da fare prima dell’installazione

La potenza termica della pompa di calore non coincide con la potenza elettrica assorbita.
Per stabilire quanti kW servono sul contatore occorre conoscere l’assorbimento massimo della macchina e sommarlo a quello degli apparecchi che possono funzionare contemporaneamente, come forno, piano a induzione, asciugatrice o sistema di ricarica di un veicolo elettrico.
Nella maggior parte delle abitazioni italiane la potenza impegnata è pari a 3 kW. Il contatore consente una franchigia del 10%, per cui l’interruzione può avvenire quando il prelievo supera indicativamente 3,3 kW.
L’aumento di potenza non è però sempre necessario. La decisione dipende dal modello installato, dalla presenza di resistenze elettriche integrative, dalle abitudini della famiglia e dalla possibilità di distribuire i carichi nelle diverse ore della giornata.
Prima dell’installazione è utile coordinare tre valutazioni:
l’assorbimento massimo della pompa di calore;
la potenza richiesta contemporaneamente dagli altri apparecchi;
la potenza impegnata prevista dal contratto di fornitura.
Per le utenze domestiche è possibile scegliere la potenza impegnata con incrementi di 0,5 kW fino a 6 kW. La variazione può comportare costi iniziali e una diversa quota annuale legata alla potenza disponibile.

Tariffa monoraria o per fasce con una pompa di calore?

La scelta dipende dalla distribuzione dei consumi.

Una pompa di calore destinata al riscaldamento può funzionare per molte ore e distribuire gli assorbimenti lungo l’intera giornata. In questo caso una tariffa monoraria può essere più semplice da valutare, perché applica lo stesso prezzo della componente energia nelle ore previste dal contratto.

Un’offerta articolata per fasce può invece essere presa in considerazione quando una parte consistente dei consumi si concentra nelle ore serali, notturne o nei fine settimana.

Durante le giornate più fredde, tuttavia, la pompa di calore può lavorare anche nelle ore diurne. La convenienza non dipende quindi dalla tecnologia in sé, ma dal profilo reale dei consumi e dalle condizioni economiche complessive dell’offerta.

Come scegliere l’offerta luce per il riscaldamento elettrico

L’installazione di una pompa di calore modifica il rapporto della famiglia con l’energia elettrica. I consumi aumentano, soprattutto nei mesi invernali, e può diventare necessario rivedere anche la potenza disponibile sul contatore.

In questo nuovo equilibrio, la scelta della fornitura diventa parte della valutazione complessiva. Compagnia Energetica Italiana può affiancare le famiglie nell’analisi dei consumi previsti e delle condizioni più adatte ad alimentare il sistema di riscaldamento elettrico.

Prima di attivare un’offerta luce è utile considerare:

  • il consumo annuo stimato dopo l’intervento;
  • la distribuzione dei consumi nelle diverse fasce orarie;
  • la potenza impegnata sul contatore;
  • i costi fissi dell’offerta;
  • la scelta tra prezzo fisso e indicizzato;
  • le modalità di aggiornamento delle condizioni;
  • la qualità dell’assistenza nella lettura e nella gestione del contratto.

Una fornitura adatta non rende più efficiente la pompa di calore, ma consente di gestire con maggiore consapevolezza i consumi che il nuovo sistema trasferisce dal gas all’elettricità.

Scopri le tariffe luce per il riscaldamento e valuta le condizioni più coerenti con i consumi della tua abitazione e con la potenza del contatore.

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Domande frequenti sulle pompe di calore

Non esiste un valore valido per tutte le abitazioni.

Occorre confrontare l’assorbimento elettrico massimo della pompa di calore con la potenza degli altri apparecchi utilizzati contemporaneamente. In alcuni casi 3 kW possono essere sufficienti, mentre in altri può essere necessario passare a 4,5, 5 o 6 kW.

La valutazione deve essere effettuata insieme al tecnico che dimensiona l’impianto, tenendo conto dei consumi domestici e della gestione dei carichi.

Può convenire quando l’edificio è adeguatamente isolato, l’impianto può lavorare a temperature non troppo elevate e la pompa di calore mantiene una buona efficienza stagionale.

La convenienza deve essere verificata confrontando investimento, consumi elettrici previsti, gas risparmiato, costi fissi delle forniture e condizioni climatiche.

Una simulazione basata sui dati reali dell’abitazione è più attendibile di una stima media.

La pompa di calore può ridurre l’uso del gas e utilizzare l’elettricità in modo efficiente per riscaldare gli ambienti. Le prestazioni dipendono però dall’intero sistema, quindi dall’isolamento dell’edificio, dai terminali, dalla temperatura di esercizio, dalla regolazione e dal corretto dimensionamento.
Il passaggio al riscaldamento elettrico modifica anche il profilo energetico della famiglia. Valutare in anticipo consumi, potenza del contatore e condizioni dell’offerta luce consente di affrontare il cambiamento con maggiore consapevolezza e di evitare che questi aspetti vengano considerati soltanto dopo l’installazione.

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