Quando si confrontano le offerte di luce e gas, una delle prime scelte riguarda il tipo di prezzo: fisso oppure variabile.
La differenza sembra semplice. Con il prezzo fisso, la componente relativa all’energia resta quella stabilita per il periodo previsto dal contratto; con il prezzo variabile, invece, cambia seguendo un indice di riferimento legato ai mercati all’ingrosso.
Nella pratica, scegliere tra le due formule significa decidere se privilegiare la prevedibilità oppure accettare le oscillazioni del mercato, con la possibilità, nel secondo caso, di beneficiare anche delle fasi in cui i prezzi diminuiscono.
Non esiste una soluzione migliore in assoluto, capire il funzionamento dei due modelli aiuta però a confrontare le offerte con maggiore consapevolezza, senza fermarsi al prezzo più evidente nella proposta commerciale.
Prezzo fisso e prezzo variabile: qual è la differenza?
In un’offerta a prezzo fisso, il valore della componente energia viene stabilito per il periodo indicato nelle condizioni economiche. Se durante quel periodo i prezzi all’ingrosso aumentano, il prezzo concordato non cambia; allo stesso modo, se il mercato scende, il cliente continua a pagare il valore previsto dal contratto fino alla sua scadenza.
Il prezzo fisso offre quindi soprattutto stabilità e prevedibilità. Per poter garantire questa condizione, il venditore deve però tutelarsi dal rischio che il costo dell’energia aumenti nel tempo e questa copertura può riflettersi nel prezzo proposto al cliente: in sostanza, una parte del valore del fisso remunera anche la certezza di conoscere in anticipo il prezzo dell’energia per un determinato periodo.
Con un’offerta a prezzo variabile o indicizzato, invece, la componente energia segue l’andamento di un parametro definito nel contratto. Se l’indice diminuisce, il prezzo può scendere; se aumenta, può crescere.
La differenza fondamentale è quindi nel modo in cui viene gestita l’incertezza: il fisso protegge dalle oscillazioni, il variabile le segue.
Prezzo fisso e recesso anticipato: cosa verificare nel contratto
C’è un altro aspetto da considerare quando si sceglie un’offerta di energia elettrica a prezzo fisso: in alcuni contratti può essere previsto un onere in caso di recesso prima della scadenza delle condizioni economiche.
Il motivo è legato al funzionamento stesso del prezzo fisso. Per garantire al cliente un determinato prezzo per un periodo prestabilito, il venditore può acquistare o coprire in anticipo l’energia necessaria. Se il cliente cambia fornitore prima della scadenza, una parte di quella copertura può generare una perdita economica.
Per i clienti domestici e le piccole imprese, nei casi previsti dalla normativa, il venditore può quindi prevedere un onere di recesso anticipato. L’importo deve però essere indicato in modo chiaro nel contratto, specificamente approvato dal cliente e proporzionato alla perdita economica effettivamente subita dal venditore.
Anche questo elemento va quindi controllato quando si confrontano offerte a prezzo fisso: non conta soltanto il prezzo dell’energia, ma anche il grado di libertà che il contratto lascia nel caso in cui si decida di cambiare fornitore prima della scadenza.
Prezzo fisso non significa bolletta fissa
Scegliere un’offerta a prezzo fisso non significa conoscere in anticipo l’importo della bolletta.
A rimanere stabile per il periodo previsto dal contratto è la componente di prezzo indicata nelle condizioni economiche dell’offerta. La spesa complessiva continua invece a dipendere dai consumi, oltre che dalle altre componenti previste in bolletta.
Una famiglia può quindi avere bollette diverse da un mese all’altro anche con una tariffa a prezzo fisso, semplicemente perché cambia la quantità di energia utilizzata.
Come funzionano PUN e PSV nelle offerte indicizzate
Le offerte a prezzo variabile collegano la componente relativa alla materia prima a un indice di mercato, al quale il venditore può aggiungere uno spread o altri corrispettivi indicati comunque nel contratto.
Per l’energia elettrica uno dei riferimenti utilizzati è il PUN Index GME, comunemente ancora chiamato PUN, che esprime un prezzo di riferimento del mercato elettrico italiano.
Per il gas viene invece utilizzato frequentemente il PSV, Punto di Scambio Virtuale, riferimento del mercato all’ingrosso italiano del gas.
Per chi sottoscrive un’offerta indicizzata, il principio è semplice: il prezzo dell’energia segue l’andamento dell’indice indicato nel contratto. La bolletta finale, però, non coincide con il solo valore del PUN o del PSV, perché comprende anche eventuali spread, quote fisse e le altre componenti previste dalla fornitura e dalla regolazione.
Nel mercato elettrico, inoltre, un prezzo variabile può essere costruito in modi diversi. Nelle offerte articolate per fasce vengono applicati valori differenti in base ai periodi di consumo, per esempio F1, F2 e F3, calcolati secondo le modalità previste dal contratto. Il cliente beneficia quindi delle differenze tra le fasce, ma all’interno di ciascuna fascia viene applicato il relativo valore di riferimento.
Con un prezzo variabile orario, invece, il valore dell’energia può cambiare di ora in ora. Questo significa che, oltre a seguire l’andamento generale del mercato, chi ha la possibilità di spostare una parte dei propri consumi può concentrarli nelle ore in cui l’energia costa meno.
La differenza può essere particolarmente interessante per chi ha consumi flessibili, per esempio per la ricarica di un’auto elettrica o per alcune attività energivore programmabili. Naturalmente vale anche il contrario: consumare nelle ore in cui il prezzo è più elevato espone maggiormente alle oscillazioni del mercato.
Conoscere non soltanto l’indice utilizzato, ma anche come viene calcolato e applicato al proprio profilo di consumo, permette quindi di capire meglio da dove nasce il prezzo e quanto le proprie abitudini possono incidere sulla spesa.
Quando può convenire il prezzo variabile
Il principale vantaggio di un’offerta indicizzata è la possibilità di seguire più direttamente l’andamento del mercato. Quando l’indice scende, il cliente può beneficiare della diminuzione secondo le modalità previste dal contratto, senza dover attendere il rinnovo delle condizioni economiche di un’offerta a prezzo fisso.
La contropartita è altrettanto evidente: se il mercato sale, aumenta anche il prezzo della componente indicizzata.
La convenienza dipende quindi dalle proprie esigenze. Chi considera prioritaria la stabilità e preferisce conoscere in anticipo il prezzo dell’energia può sentirsi più tutelato da un’offerta fissa, per contro, chi accetta una maggiore variabilità, può preferire un prezzo collegato al mercato e rinunciare al costo della protezione previsto nella costruzione di un’offerta fissa.
Il prezzo variabile non garantisce di spendere meno, così come il fisso non garantisce di essere la scelta più conveniente. Sono due modi diversi di affrontare l’andamento futuro del mercato.
Cosa confrontare prima di scegliere un’offerta
Distinguere tra fisso e variabile è importante, ma non basta per capire quale proposta sia più adatta. Due offerte indicizzate allo stesso parametro, per esempio, possono avere costi diversi. Allo stesso modo, un prezzo della materia prima apparentemente conveniente può essere accompagnato da quote fisse che incidono sulla spesa complessiva.
Prima di scegliere è quindi utile verificare quale indice viene utilizzato, quale spread viene applicato, quali costi fissi sono previsti e quanto durano le condizioni economiche. Nel caso di un’offerta variabile, è importante anche capire con quale frequenza viene aggiornato il prezzo.
Per valutare correttamente una proposta conviene sapere anche come leggere la bolletta luce e gas, distinguendo le componenti legate all’offerta da quelle regolate.
Il confronto acquista ancora più senso se parte dai propri consumi: una famiglia con consumi elevati può risentire in modo diverso del prezzo applicato all’energia rispetto a chi consuma poco, situazione in cui le quote fisse possono avere un peso proporzionalmente maggiore.
Il prezzo conta, ma deve essere anche comprensibile
Fisso o variabile, per noi il criterio resta lo stesso: chi sceglie un’offerta deve poter capire come viene determinato il prezzo e quali condizioni sta sottoscrivendo.
In una proposta indicizzata significa conoscere l’indice di riferimento, lo spread applicato, gli eventuali costi fissi e le modalità con cui il prezzo viene aggiornato. In un’offerta a prezzo fisso è altrettanto importante sapere per quanto tempo valgono le condizioni economiche, cosa accade alla loro scadenza e se sono previsti oneri in caso di recesso anticipato.
La trasparenza, quindi, non dipende dalla formula scelta, ma dalla possibilità di conoscere in modo chiaro quanto si paga, perché lo si paga e quali condizioni regolano la fornitura nel tempo.
Chi vuole approfondire può confrontare le offerte luce e gas di Compagnia Energetica Italiana e verificare direttamente la struttura del prezzo e le condizioni applicate.